Viaggio in moto in Sicilia , settembre 2017.

Report viaggio in moto in Sicilia, 08-17 settembre 2017.

 

Nel 2013, abbiamo fatto già un viaggio in Sicilia, visitando la parte nord fino a Trapani. Ora ci accingiamo a visitare la parte sud-orientale. Partendo da Messina, fino a Capo Passero, per poi risalire tutta la costa fino a Marsala. Ci sposteremo in moto anche per il viaggio di andata e ritorno, invece del solito traghetto. Abbiamo un programma di massima per quanto riguarda i siti e le città da visitare. Speriamo riuscire in tutto. Il meteo sembra dalla nostra parte. Ecco il report.

La partenza.

 

Primo giorno, 8 settembre.

Ciao a tutti. Ecco arrivato il giorno della partenza. L’altro ieri per non perdere tempo arrivati a Taormina, ho prenotato on line con booking. I prezzi in paese erano abbastanza alti e sbirciando su e giù mi si presenta un offerta davvero conveniente. Agriturismo Lumia, a sette km da Taormina, offerta del giorno, camera doppia con balcone vista mare, bagno interno, climatizzatore, tv, internet Wi-Fi, con colazione compresa euro 20 (venti). Mi sembrava strano, ma la prenoto. Questa mattina prima di partire chiamo la struttura per sapere se la prenotazione era arrivata mi rispondono tutto ok l’aspettiamo.

Causa lavoro tardo a tornare a casa. Carichiamo le borse, una controllata al meteo e vediamo che portava una goccia a Napoli, due in Basilicata, e pioggia a Reggio e in Sicilia. Alle nove e mezza si parte. Prima tappa a Lagonegro dopo 350 km, benzina e panino. Tempo sempre bello temperature intorno ai 27 gradi. Quando scendiamo nella piana di Sibari la temperatura arriva fino a 33 gradi. Venti km prima dell’imbarco inizia a piovere. Entrati nel traghetto, lasciata la moto saliamo sul ponte e al punto snack erano in bella mostra gli “arancini”. Velocissimi, ne mangiamo due. Davvero squisiti.  Usciamo che non pioveva più, ma il cielo era grigio scuro. Prendiamo la statale che costeggia il mare e 5 km prima di Taormina il navigatore mi dice di girare che fra 2 km sono arrivato. Mi fa percorrere una strada sterrata fangosa (aveva ricominciato a piovere), per un tratto in piano, poi si arrampicava sulla montagna con tornanti strettissimi. Percorso il primo km ci fermiamo. Il sentiero è davvero accidentato. Dal motore si comincia a sentire una puzza di frizione bruciata. Proseguiamo e poco più su ci si para davanti una bellissima struttura. Portico vista mare, ristorante, camera bellissima. Alla reception il ragazzo ci dice: fortunati, il proprietario si è sbagliato a inserire il prezzo e noi: allora? Allora 20 euro come da convenuto. Il ragazzo ci propone di andare a mangiare al ristorante messicano che è di loro proprietà.  Io gli rispondo che non se ne parla non scendo con la moto e risalgo di notte con quella strada! No no vi ci porto io. Ok. Scendiamo al paese di Sant’Alessio, mangiamo bene, una passeggiata lungomare notturna e alle undici ci riporta sopra. Oggi percorsi 730 km.

 

Secondo giorno 9 settembre.

Giornata soleggiata e calda.

Stamattina dopo una colazione abbondante, ci dirigiamo a Taormina. Dribbliamo la ztl e arriviamo nella piazzetta di fronte al teatro antico greco-romano.

Isola bella Taormina

Acquistati i biglietti facciamo il classico giro turistico. A scendere entriamo nella villa comunale. Un giro nella strada principale del passeggio, e nei vicoli medievali. Piazza del Duomo e palazzo Corvaja, chiudono il giro. Ci spostiamo nel punto panoramico nella città alta dove poter ammirare “isola bella”. Proseguiamo per la ss.185 e arriviamo alle Gole di Alcantara. Esse non sono state scavate dallo scorrere dell’acqua, ma dalle colate laviche dell’Etna. La temperatura dell’acqua è molto bassa, e camminandoci dentro è possibile visitarne un tratto di qualche centinaio di metri. La tappa successiva è la salita dell’Etna. Noi siamo passati all’andata per Zafferano Etnea. Bellissima la strada con panorami che spaziano da Messina a Catania. Arrivati a quota 2000 la strada finisce, per salire a quota 2500 bisogna usare la telecabina.

Il vulcano Etna

Noi preferiamo passare un paio di ore a passeggiare sulle colate laviche degli anni precedenti per poi prendere la strada del ritorno che passa per Nicolosi. Dall’Etna torniamo verso il mare visto che in quota la temperatura era di circa 18 gradi, ma con il sole sembrava facesse più caldo. Aci Castello. Qui ci fermiamo a visitare quel che rimane di un castello, e gustare una granita al mandarino- limone. Passiamo poi a Acireale, per visitare il duomo e farci un giro per le stradine interne addobbate con tanti chioschi che vendevano di tutto. Non ho capito bene che sagra c’era. Si è fatto tardi, ci fermiamo ad Aci Trezza dove cerchiamo un b&b e lo troviamo facilmente. Appartamento 60mq. 60 euro per la notte. A domani.

 

Terzo giorno, 10 settembre.

Giornata calda e soleggiata.

La colazione andiamo a farla dalla conosciutissima pasticceria “Quaranta” sul lungomare di Catania. Chiediamo una tipica colazione siciliana e ci portano due granite, una al pistacchio e mandorla, una al cioccolato e cocco. Due maritozzi, due coppe di frutta varia. Per chiudere due caffè. 13 euro!

Granita e maritozzo

Si parte per il centro, voglio arrivare a piazza Duomo, e trovo due transenne che delimitano la zona pedonale. È domenica mattina, poca gente in giro, le sposto avanzo per 200 metri e arrivo alla porta che da sul duomo. Mentre parcheggio a ridosso del mercato del pesce si avvicina un tizio che ci dice: lasciate qua le moto con i caschi e le giacche? Io, si certo! E lui: ragazzi stiamo a Catania!!!!! Mi giro intorno e vedo un venditore di frutta, vado da lui e gli dico: mi guardi la moto per tre ore, stendendo una carta da cinque euro? Lui sposta le cassette di frutta e me la fa infilare nel retro bottega, mi dice mettila qui dietro, ma non entrava, allora stacco le valige laterali e passa per un pelo. Apposto. Stiamo tranquilli! Iniziamo dalla grandissima Piazza Duomo e relativa chiesa, compresa la fontana dell’elefante. Percorriamo la via Etnea, poi la via dei Crociferi. Ci addentriamo nel centro storico visitando le varie chiese incontrate. L’anfiteatro romano. Ci spingiamo fino al parco alla fine di via Etnea. Tornando indietro passiamo per il mercato del pesce, oggi è domenica non era aperto totalmente. Alle dodici siamo di nuovo a riprendere la moto. Su consiglio del fruttarolo andiamo a piazza caduti del mare dove c’è una macelleria con relativo braciere in mezzo alla piazza, che ci ha preparato due ottimi panini con carne di cavallo. Proseguiamo per Brucoli e la temperatura da 30 arriva fino ai 35 gradi. Ci fermiamo alle rovine di una fortezza che non era visitabile. Proseguiamo per Siracusa e arrivati, su via scala greca, troviamo un tre stelle che ci lascia la camera colazione compresa a 35 euro. Ripartiamo per la visita al sito archeologico.

Il teatro greco romano di Siracusa

Teatro greco e teatro romano. Orecchio di Dioniso, È quasi buoi e andiamo a parcheggiare la moto nell’isola di Ortigia. Stasera è ZTL pedonale, e lascio la moto poco dopo il ponte.

Piazza Duomo Ortigia

Prima percorriamo la strada che fiancheggia la banchina, poi ci addentriamo nei vicoli del centro storico fino ad arrivare a piazza Duomo. Vediamo palazzo Borgia aperto e con 10 euro ci fanno fare una visita guidata. Ceniamo in un locale caratteristico in un vicoletto strettissimo. Tanti turisti per le stradine. Ortigia, un’isoletta attaccata alla terraferma tramite due ponti, davvero un gioiello. A mezzanotte rientriamo.

 

Quarto giorno, 11 settembre.

Torniamo con la moto sull’isola di Ortigia. Stamattina la ZTL non è attiva, quindi entriamo dal ponte Santa Lucia. Fonte Aretusa e la prima tappa, poi percorriamo tutto il perimetro dell’isoletta, e ci addentriamo nei vicoletti dove la moto riesce a passare. Ogni tanto una sosta per vedere scorci caratteristici. Addirittura riesco ad attraversare piazza Duomo. Il vigile con sguardo guardingo mi blocca, e mi fa presente che lì non posso passare, ma ero alla fine e mi lascia andare. Prendiamo direzione per la riserva naturale Cavagrande del Cassibile. Trattasi di un canyon scavato dall’ acqua in cui si sono formati dei laghetti naturali. Per accedervi bisogna lasciare la moto in cima alla montagna, da dove si gode di una vista panoramica fino al mare, e scendere a piedi lungo il costone della montagna ripidissimo.

Laghetti Cavagrande del Cassabile

Dall’alto si vedevano i laghetti. Il tempo di percorrenza tra discesa e salita è circa 4 ore. Bisogna essere attrezzati con abbigliamento e scarpe da trekking. Noi ci limitiamo a vederli da sopra. Scendiamo e puntiamo il mare a Fontane Bianche. Percorriamo il lungomare e ci fermiamo ad Avola Marina dove in un chiosco direttamente sulla spiaggia, pranziamo con frittura e spaghetti allo scoglio. Proseguiamo per visitare la città  barocca per eccellenza Noto. Lasciamo la moto fuori la porta Reale, e fatto un biglietto cumulativo visitiamo: la cattedrale, il museo civico, il teatro comunale, l’ex convento delle monache di clausura, la chiesa di Santa Chiara con salita sul terrazzo con vista panoramica, Palazzo Ducezio, Chiesa di San Domenico, Palazzo Nicolaci. Usciamo da Noto alle 17:00 per passare alla riserva naturalistica di Vendicari. In origine era una tonnara di proprietà dei Nicolaci.

Cattedrale di Noto

Ancora visibili i resti della tonnara e della torre militare di osservazione. Quattro km a piedi tutto il giro. Ma ne vale veramente la pena. Da qui la prossima tappa è stata Marzamemi, piccolo paese. Anticamente era un borgo di pescatori e nelle loro casette restaurate ora adibite a negozi, bar, ristoranti con la piazzetta davvero sembra di respirare il tempo di una volta. Consigliatissimo. Si è fatto notte e andiamo a dormire a Porto Palo, passando per il famoso paese dei pomodorini “Pachino”. Troviamo un b&b centrale nuovo. Ci lascia la stanza a 60 euro.  Oggi giornata intensissima. Percorsi 150 km.

 

Quinto giorno, 12 settembre.

Giornata soleggiata e calda.

Dopo una ricchissima colazione in terrazza all’aperto vista mare, ci dirigiamo prima a capo passero, poi all’isola delle correnti. Parcheggiata la moto, a piedi raggiungiamo il faro, e a proseguire il punto dove confluiscono il mar Mediterraneo e il mar Ionio. La stranezza è nel vedere le onde delle correnti infrangersi non sulla riva, ma tra di loro. Per questo di chiama “Isola delle correnti”.

Capo Passero

Ci addentriamo nell’entroterra e siamo ad Ispica. Classica cittadina barocca, visitiamo la basilica di Santa Maria Maggiore, e la chiesa dell’Annunziata. Tappa successiva Modica. Qui ci soffermiamo sulla chiesa di San Giorgio, la Chiesa di San Pietro, e pizzo Belvedere il punto panoramico della città. Siamo saliti sulla torre dell’orologio, appena 120 scalini!!!!! Anche qui scorci panoramici bellissimi. Ma una cosa che non ci siamo fatti mancare, è stata la rinomata cioccolata di Modica, insieme all’altrettanto famoso cannolo. Ripartiamo destinazione Ragusa Ibla.

Ragusa Ibla cattedrale di san Giorgio

Iniziamo dai giardini Iblei molto curati e freschissimi. Accanto il portale di San Giorgi. Proseguiamo per il centro storico e sulla piazza principale troneggia il duomo, sempre di San Giorgio. Salendo ancora si arriva al palazzo Arezzo di Trifiletti, purtroppo non visitabile. Torniamo indietro e con la moto ci spostiamo a Ragusa. La cattedrale di San Giovanni Battista e la chiesa di San Giuseppe chiudono il giro. Venti km ci separano alla prossima mèta, il castello di Donnafugata. Una dimora nobiliare di fine ‘800. Ci sono tre piani con 120 stanze. La parte visitabile sono una trentina. Tutt’intorno un ricco giardino con piante secolari. Celebre anche perché location di molti set cinematografici e televisivi. Si sta’ facendo buio, e decidiamo di andare a vedere il tramonto sul mare. Il paese più vicino a tredici km è Puntasecca. Arriviamo che la strada ci porta dritti sul mare. Il sole quasi appoggiato all’acqua, c’è silenzio tutt’intorno. Quando scendiamo sulla sabbia ci accorgiamo che una moltitudine di persone ha avuto la nostra stessa idea. Tutti lì in silenzio ad ammirare lo spettacolo del tramonto. Solo in un secondo tempo realizziamo che siamo accanto alla casa del commissario Montalbano. La location dove realizzano la serie televisiva. È buio e chiedo in piazzetta ad alcune persone un consiglio per la sistemazione notturna. Dopo un rapido scambio di occhiate tra di loro un signore ci offre il suo appartamento momentaneamente sfitto a 70 euro, quasi sulla spiaggia. Con una stretta di mano tutto si concretizza. Ci accompagna nella struttura di nuova costruzione. Ottimo. La moto ce la fa mettere in garage, anche se non c’era problema a lasciarla fuori. Sistemate le borse e dopo una bella doccia, subito al ristorante “rosegarden” a gustare due ottimi primi ai crostacei, con relativo vinello. Passeggiata notturna a fine giornata. Punta Secca. Da non perdere. Delizioso borgo siciliano.Percorsi oggi 150 km circa.

Tramonto da Punta Secca

Sesto giorno, 13 settembre.

Stamane andiamo a fare colazione in un bar sotto la torre della piazzetta. Altro giro diurno nei vicoli del borgo. Da lì decidiamo per il programma della giornata. Anche oggi sole e temperatura sui 28 gradi. Torniamo indietro e percorrendo la provinciale lungomare attraversiamo Marina di Ragusa, Playa Grande, Donnalucata, Marina di Modica, fino ad arrivare a Pozzallo. Rientriamo di nuovo per raggiungere Scicli. Altro gioiello incastonato nella gola formatosi nelle precedenti ere geologiche. Ci sono moltissime grotte carsiche naturali, e vista dal punto panoramico più alto assomiglia a Matera.

Scicli vista dalla rupe

Visitate le chiese più importanti quale quella di San Giovanni, la chiesa di San Matteo e la chiesa Madre. Se avete molto più tempo ce ne sono tantissime altre. Altra tappa importate la citta di Caltagirone, “il paese della ceramica”. Altra città patrimonio dell’Unesco. Ci soffermiamo nel giardino comunale, con annesso museo delle ceramiche, per poi portarsi al centro storico. Posteggiata la moto a ridosso della famosa “scala di Santa Maria del Monte”. Ripidissima con circa 150 gradini che portano dritti alla chiesa di Santa Maria del Monte. Punto panoramicissimo. Ogni sottogrado è rivestito da maioliche di varie fogge. Altro spettacolo da non perdere in successione, è la villa Romana del Casale di Piazza Armerina.  Patrimonio dell’Unesco. Ci spostiamo direzione Agrigento, e ci colpisce un paese arroccato su una collina. Pietraperzia. Arriviamo nella parte alta dove un tempo sorgeva un Castello. Nella Piazza centrale chiediamo di un b&b e subito delle persone iniziano a telefonare. Li tutti si conoscono e subito arriva una stanza. Alla richiesta di un ristorantino uno di loro mi fa “venite a cena da me, ho il ristorante qui sotto”. Bella serata, calda, arriviamo e il ragazzo tira fuori i tavoli, blocca la strada e apparecchia all’aperto. Il proprietario si intrattiene con noi raccontandoci della vita di paese. Troppo forti da queste parti. Ottima cena con prodotti locali. Alla fine ci portano a visitare la parte vecchia del paese a piedi, facendoci notare su di una parete ammuffita di salnitro di una vecchia abitazione, la figura del volto di padre Pio.

 

Settimo giorno, 14 settembre.

Giornata soleggiata. Temperatura 27 gradi.

Dopo una buona colazione imposto sul navigatore Agrigento. C’è da percorrere la strada a scorrimento veloce per ottanta km, che passa sotto Caltanissetta. A questo punto devio e saliamo su per la città.  Qualcosa da vedere ci sarà anche qui. Arrivati in centro parcheggio accanto ad una chiesa che altro non è che la cattedrale. Anche qui il barocco regna sovrano. Bellissima. Andiamo nella parte est della città per visitare il castello di Pietrarossa, ovvero quel che ne rimane, ma una serie di sbarramenti alla strada che saliva mi riportano giù. Lo vediamo da lontano. Via, direzione Valle dei Templi.

Il tempio della Concordia

Qui da vedere ce n’è davvero tanto, almeno tre ore. Qui si trova uno dei maggiori complessi archeologici del mediterraneo, in un ottimo stato di conservazione. Tra tutto spicca il tempio della Concordia, conservato in modo eccezionale. Dalla valle passiamo al museo, e poi andiamo ad Agrigento per una visita veloce e un panino. Riprendiamo nel tardo pomeriggio la strada costiera, e dopo Porto Empedocle ecco che la falesia che divide la strada dal mare diventa bianchissima. E’ la “scala dei turchi”.

La scala dei turchi

Scendiamo sulla spiaggia accanto per poi risalire la falesia che è fatta a gradoni. Impressionante. L’ultimo di gradone da direttamente sul mare dopo un salto di 20 metri, e senza nessun tipo di protezione. Facciamo una passeggiata di un paio di ore e risaliamo per finire la giornata a Siculiana marina, dove un ragazzo ci dà un appartamento tutto per noi a 60 euro. Naturalmente vista mare. Bellissimo posto con un golfo e spiaggia grandissima. Di questi tempi vuota. Ci godiamo il tramonto e poi a cena. Stasera un antipasto e due tagliolini al “morru”. Erano buonissimi. Andiamo a letto dopo una passeggiata nel piccolo borgo.

 

Ottavo giorno, 15 settembre.

Anche oggi giornata soleggiata e più calda del solito, sopra i trenta gradi.

Tramite la ss.115 ci dirigiamo a Sciacca. Facciamo un giro al centro storico, con visita alla cattedrale, poi scendiamo nel piccolo porticciolo turistico. Avvistato un bar pasticceria, e fatto colazione con cannoli e paste di mandorla. Ora stiamo meglio, e via al sito archeologico di Selinunte.

Tempio di Selinunte

Questa era un’antica città greca, ora trattasi del sito più grande in Europa. Stiamo lì un paio d’ore, poi puntiamo su Mazara del Vallo.  Pranziamo in una trattoria al centro del paese, con una spesa minima e ottimi piatti. Ci portiamo al centro storico dove è ubicato il museo archeologico. Posto in una ex chiesa dei Gesuiti e oltre a molti reperti del patrimonio sommerso, e in bella mostra “Il Satiro danzante”. Scultura di bronzo del quarto secolo a.c. trovata a 500 metri sotto il mare da alcuni pescatori. Raffigura un giovane dalle sembianze perfette che volteggia. Proseguiamo per Marsala e anche qui al museo civico, ci facciamo un giro. Pregevole, la ricostruzione di una parte di una nave punica del terzo secolo a.c., unica in tutto il mondo. Il programma di viaggio finisce qua. Invece di andare a Palermo a prendere il traghetto per il ritorno, decidiamo di attraversare la Sicilia nella parte centrale per portarci a Messina e traghettare. Da Marsala puntiamo verso la valle del Belice. Prima Salemi, poi Santa Ninfa, Gibellina Nuova, e Gibellina vecchia. Dove a ricordo è stato costruito un monumento chiamato il “Cretto di Burri” opera moderna molto particolare. I segni del terremoto del ’68 sono ancora evidenti. Il paese che in parte è rimasto in piedi e quindi visitabile è Poggioreale. Sembra un fantasma ma all’improvviso appare un signore anziano che ci fa visitare quel che rimane in piedi. Il nuovo paese ricostruito più in basso sulla pianura, a seguire troviamo Salaparuta anch’esso ricostruito. Siamo stanchi ci fermiamo, mangiamo una pizza e via a nanna in un b&b molto grazioso. Oggi abbiamo fatti parecchi km. Circa 300.

 

Nono giorno, 16 settembre.

Giornata soleggiata e caldissima, nelle ore centrali toccato i 36 gradi.

Oggi giornata di trasferimento. Ale otto e mezza siamo pronti. Decidiamo di attraversare la Sicilia centrale, tramite strade secondarie. Percorso effettuato: da Salaparuta, Contessa Ermellina, Campofiorito, Corleone. Prizzi, Filaga, Lercara Friddi, Roccapalumba. Vallelunga Pratameno, Alimena, Blufi, Gangi. Nicosia, Troina, Cesaro’, Randazzo. Solicchiata, Linguaglossa, Fiumefreddo. Autostrada fino a Messina, traghetto, poi autostrada fino a Falerna Marina. Percorse strade statali (la ss 120 che fa pena), strade regionali, provinciali, ed anche vicinali(sterrate). Tutte le strade percorse erano in condizioni davvero da paura. Solo da Randazzo in poi condizioni soddisfacenti. Percorsi 600 km Trovato hotel con ristorante uscita autostrada Falerna. Domani ultimi 500 km e siamo a casa.

 

Decimo giorno, 17 settembre.

Anche oggi giornata soleggiata. Alle otto e mezzo partiamo. Mancano esattamente 560 km a casa. All’altezza di Salerno nuvoloni e qualche goccia di pioggia. Poi sole, arriviamo alle tredici.

Bel viaggio, bella vacanza. La Sicilia, come del resto ci aspettavamo, terra bella e ospitale. Nessun problema a noi e alla moto. Il totale dei km percorsi  ammonta a 3.000 e spiccioli.

Per visionare l’album delle foto cliccate QUI.

Le mie moto

Piccola cronologia delle moto da me possedute.

La mia storia in moto inizia nel lontano 1972. Avevo tredici anni, non ancora l’età giusta per guidare “il motorino”. Dopo uno stillicidio continuo, la cameretta tappezzata di foto di motorini, il diario di scuola

Omer 50 cc. scrambler 1972
Omer 50 cc. scrambler 1972

che le pagine erano coperte di motorini, mio padre mi prende un Omer scrambler di 50 cc. Io lo usavo per andare a scuola portandoci dietro anche mia sorella. Scendevamo da Castel san Pietro a Palestrina,  5 chilometri circa con tutte le condizioni meteo. Mi ricordo una volta arrivammo a scuola entrambi con le ginocchia sbucciate, causa una caduta per il ghiaccio. La bidella preoccupata ci curò con garza e spirito, facendoci anche una fasciatura. Ma lo usavo soprattutto per scorrazzare per le strade sterrate e per fare motocross in un campetto vicino al cimitero. A quei tempi vigeva la regola della “modifica”. Carburatore del 19 a trombetta, marmitta a spillo, testata ribassata, ammortizzatori racing, ecc. ecc. Il motore tutte le sere lo aprivo per apportare delle modifiche. In un periodo, cambiavo un pistone a settimana andando a prenderlo a porta portese. Alla fine non cambiava nulla. Andava sempre a 60-70 all’ora. Io sempre con le mani sporche di grasso. In finale dell’originale non ne rimase nulla, era un’accozzaglia di parti prese qua e la, ma io ero contento. Tutte le sere leggevo la mia rivista preferita “ motociclismo” che tuttora acquisto, per leggere le novità, le prove su strada, la parte tecnica, le spiegazioni di come funzionava un motore e come erano costruite le moto e poi i viaggi con la moto.

A quei tempi viaggiare in moto era davvero da temerari. E quando leggevi il report di qualcuno che era andato in Sardegna con la moto rimanevi sbalordito. Un paio di volte sono andato a Roma, 40 km col motorino ed era un’avventura. A sedici anni presi la patente A per guidare la 125. Qui già iniziamo a parlare di “moto”. Con i soldi guadagnati a fare lavori estivi,  mi comprai una fantastica per l’epoca “Benelli 125 2c”. Siamo nel 1975. Era una moto da strada bicilindrica!! 125 bicilindrico. Incredibile.

Benelli 125 2c 1976
Benelli 125 2c 1976

Faceva i 120 kmh, era di colore verde . Una moto vera. Tutti i miei amici: fammi fare un giro, fammi fare un giro. Quando mi presentavo il pomeriggio al pincetto le ragazze facevano a gare per venire a fare un giro con me. Ce n’era una in particola che mi guardava ma non mi chiedeva mai un giro. Si chiamava Flavia. Con questa moto  riuscivo ad andare tranquillamente a Roma, spesso con un mio amico Roberto, ora purtroppo scomparso. Massimo annamo a compra le sigarette a via Ottaviano mi diceva. Partivamo da Castel san Pietro e giravamo per il centro di Roma, a quei tempi senza limitazioni alcuna. A via Ottaviano in prati acquistavamo le “ Gauloises”, quelle da lui preferite. Io andavo a Marlboro rosse. Che matti!!!!!! Mi ricordo con mia sorella una volta andammo al mare a Torvaianica a casa di mia zia. Al passaggio a livello di Pavona arrivo sparato mentre le sbarre si stavano abbassando gridando a mia sorella” abbassa la testa”!!!!!!!!!! Veramente ho sentito la sbarra sfiorarmi i capelli.

Quelli erano i tempi del senza casco. Anzi se te lo mettevi ti pigliavano per un fifone. Bei tempi. Nel 1979 faccio il militare, nel 1982 mi sposo con quella ragazza che mi guardava, Flavia, e penso che la moto sia solo una cosa da giovanotti. Nel 1983 passando fuori del negozio del mio amico “Pietro Libianchi” di Palestrina vedo in bella mostra una “SWM XN 350”. E’ amore a prima vista. Per acquistarla mi feci fare

La mia SWM XN 350 del 1983

degli assegni post-datati da un mio datore di lavoro con la garanzia di lavorare per lui fino a scontare il debito. Era una moto enduristica, ruote alte, ammortizzatori e forcella ad ampia escursione. Aveva un portapacchi posteriore dove io montai subito un bauletto da 32 litri, il più grande in commercio. Sostituì gli ammortizzatori posteriori originali, con altri della Marzocchi con camera di recupero a gas. Aveva i freni a tamburo davanti e dietro, e quindi una frenata lunghissima. Andai a porta portese e rimediai una pinza con pompa di una Suzuki, un tubo freni della Honda, un disco con tamburo di una moto che non ricordo. Dalla Swm mi spedirono lo stelo sinistro con l’attacco della pinza modificato.Un tornitore mi fece il perno mozzo artigianalmente. Avevo il freno a disco anteriore, e che freno. Con questa moto iniziarono i primi piccoli viaggi. Il primo in assoluto in Sardegna con il traghetto. Tre giorni. Per le strade della costa Smeralda sembravo il padrone del mondo. Ci feci qualche viaggetto sempre in Italia. Una volta con Flavia andammo ad un raduno a Castiglion del lago, sul lago Trasimeno con due amici.

Nel 1986 la cambiai  con una “HONDA XL 600 LM”, un’altra storia. Avviamento elettrico, motore più potente, serbatoio da nave del deserto. Con questa mi recai al motoraduno più importante in Europa a quei tempi. Il motoraduno dello Stelvio. Era il luglio del 1986. Partimmo con mio cugino lui su un’altra moto, il sabato mattina, e dopo oltre 700 km arrivammo a Sondalo. Montammo la tenda e cercammo di dormire nello spiazzo attrezzato. Eravamo 7300 motociclisti, venuti da tutta l’Europa. Montagne di lattine di birra che l’erba non si vedeva. Schiamazzi e rumori assordanti tutta la notte. Alla mattina smontammo il tutto e ci dirigemmo sul passo a quota 2757 metri. Scendemmo dal versante opposto e da Merano tramite autostrada tornammo a casa. In due giorni oltre 1500 km che ammazzata! Con due moto con le ruote tacchettate. Con Flavia facemmo una due giorni sulla costiera amalfitana, ma la sella era talmente scomoda e dura che lei non gradiva.

Honda xl 600 lm 1986
Honda xl 600 lm 1986
Sul passo dello Stelvio nel 1986.

Nel 1990 presi una “YAMAHA SUPERTENERE’ 750”.Grande moto. Ma via per il bambino piccolo, via per gli impegni di lavoro non ricordo viaggi significativi.

Yamaha xtz 750 Supertenere.
Yamaha xtz 750 Supertenere anno 1990.

Nel 2000 passai alla “YAMAHA TDM 850”. Moto a differenza delle precedenti, prettamente stradale. In quegli anni ero concentrato sul lavoro e il tempo di andare in moto era davvero poco. Anzi ad un certo punto volevo darla via e smettere con le moto. Stavo lavorando in un cantiere in via Prenestina a Roma e durante la pausa pranzo con un mio amico andammo a visitare lo show room della BMW. Era proprio davanti alla tavola calda dove mangiavamo un panino.

yamaha tdm 850 2000
yamaha tdm 850 dell’anno 2000

Estate 2007, entriamo, iniziamo il giro mi soffermo a ridosso del modello ”R 1200 R”. Modello stradale grigia. Il venditore si avvicina e mi dice che se voglio la posso provare. Io rispondo no no, stiamo solo guardando non dobbiamo comprare. Usciamo e…..nella mia testa l’idea di quella moto inizia a girare vorticosamente. Giorno dopo giorno, la settimana successiva, un sabato mattina mi reco in concessionaria con la mia Yamaha chiedendo di provare quel modello. Prontamente il conce, mi da le chiavi. Faccio un giro di 15-20 minuti e quando torno restituendo le chiavi gli dico “dove devo firmare “!!!! Grande moto , grande motore, a misura d’uomo. Solo che io la usavo in modo improprio. Abituato sempre a moto enduristiche percorrevo sterrati, strade di campagna, strade rurali.

Bmw r 1200 r 2007
Bmw r 1200 r anno 2007.

Dopo 10 mesi e 30.000 km percorsi torno dal conce e prendo la “BMW R 1200GS”.  Modello standard. Mi ricordo che nell’andare via il responsabile dell’officina mi disse di tornare tra un mese che a 1000 km andava fatto il primo tagliando. Era un venerdì sera e io il giorno dopo con degli amici partimmo per un giro in Toscana. Il lunedì mattina stavo in conce con all’attivo 1300 km. Il primo mese percorsi 8000 km. Ogni week-end si partiva. Una moto fantastica. In due anni ho percorso con essa 79.000 km.

Bmw r 1200 gs 2008
Bmw r 1200 gs anno 2008.

A ottobre 2010 altro salto, “ BMW R 1200 GS Adventur”, modello 30° anniversario. Il top che era in circolazione full optional. Tuttora la nostra compagna di viaggio. Ci ha portato in giro per tutta l’Europa. Ora che sto scrivendo venti  settembre 2017 il contachilometri segna 221.000. Vedremo il futuro cosa ci riserverà.

Bmw r 1200 gs Adventur
Bmw r 1200 gs Adventur anno 2010.

Sempre fissato col fuoristrada, quello serio, incomincia a girarmi per la testa il pallino di avere una moto specifica. Quella che ho sempre desiderato e sognato, fin da ragazzo il KTM.  Nel giugno 2014, prendo la decisione e vado. Isola d’Elba, la scuola di enduro di Fabio Fasola. Mi danno in prestito una fiammante KTM exc 450. Una moto racing. Per tre giorni ci hanno fatto percorrere sentieri e mulattiere dell’isola , insegnandoci i primi rudimenti dell’enduro. Un’esperienza fantastica. Al ritorno inizio la ricerca per trovarne una usata e ci riesco. Bellissima. Partecipo ad una gara amatoriale a Palestrina, poi varie Motocavalcate, e uscite con amici intorno alle nostre zone. Puro divertimento, non senza qualche caduta.Tuttora nel mio garage insieme alla GS.

 

 

KTM exc 450 del 2012.
KTM exc 450 dell’anno 2014.

 

Dopo tredici anni e oltre 350.000 km percorsi, compagna di tanti viaggi, nel luglio 2023 la nostra amata  GS Bialbero ci lascia.

DR88178 23.07.2023

DR88178 23.07.2023

 

Un guasto al motore, lascia intendere che è ora di acquistare una moto nuova. La scelta non è difficile. BMW R 1200 GS  LC Adventur Rally del 2018 usata con 30.000 km, come nuova. La prendo da un ragazzo di Ascoli Piceno , che aveva messo un annuncio on line. Era già da più di un anno che stavo dietro a questa moto. Con Flavia l’anno scorso siamo andati in Bmw e ci hanno lasciato per una giornata una 1250 adventur in prova. Quasi stavo per acquistarla, ma alla fine non  ci ha convinto. Nemmeno ci piaceva. Invece questa rally ci è piaciuta subito. Bella. Con questa nuova moto speriamo di fare moltissimi  viaggi nel prossimo futuro.

IMG_20230728_110350_351

IMG_20230728_110335_733

 

Bmw r 1200 gs LC Adventur Rally del 2018.